Varianti al percorso della Via Romea Germanica

  • Variante: Cortona – le Celle

Brevi cenni di Cortona

Cortona ha origini molto antiche, dagli scavi archeologici risulta che il territorio fu abitato fin dal periodo villanoviano (tra il X secolo a.C. e l’VIII secolo a.C., inizio età del Ferro.) secondo alcuni studiosi rappresenta la fase più antica della civiltà etrusca. Si sviluppò un insediamento etrusco, che in seguito divenne una importante “lucumonia” dell’Etruria. Era una componente della “dodecapoli” (la dodecapoli era composta da: Caere, Tarquinia, Vulci, Roselle, Vetulonia, Veio, Velzna, Chiusi, Perugia, Cortona, Arezzo, Volterra – con sede religiosa comune nel santuario di Voltumna, situato presso Velzena (Orvieto), dove si riunivano i Locumoni delle singole città per prendere decisioni politiche e militari.

A seguito dell’espansione di Roma, nel 310 a.C., Cortona anziché opporsi, fece un armistizio, che poi si trasformò in sottomissione ai Romani.

Nell’Alto Medioevo (XII sec.) Cortona diventa libero Comune e viene coinvolta nelle lotte tra guelfi e ghibellini dei Comuni circostanti, inizialmente si allea con Perugia per difendersi dagli Aretini. Nel 1232, si allea con i Fiorentini e sconfigge Arezzo. Nel 1258 Cortona viene però occupata e saccheggiata dall’esercito aretino, aiutato dagli stessi guelfi cortonesi. Tre anni dopo i ghibellini di Cortona riprendono la città, grazie all’alleanza stretta con Siena.

Centro storico di Cortona

Foto 1 – Centro storico di Cortona

 Sentiero CAI 561 per l’Eremo delle Celle (q. 560)

Dalla piazza della Repubblica si percorrono le seguenti strade: via Santucci, via Berrettini, pozzo Caviglia, quindi si seguita per piazza della Pescaia fino a giungere all’antica chiesetta romanica (X sec.) di San Cristoforo.

Proseguendo per la strada principale si giunge a Porta Montanina dove si possono osservare le mura medioevali costruite a tratti sulle antiche mura etrusche, riconoscibili per una diversa dimensione dei blocchi di pietra. –  Del periodo etrusco sono rimasti diversi reperti, oltre i vari tratti delle antiche mura, ma anche diversi manufatti rinvenuti nelle tombe, nonché la famosa “Tabula Cortonensis”, una tavola bronzea con delle iscrizioni in lingua etrusca, conservata presso il Museo Etrusco Cortonese (MEC).


Foto 2 – Santuario di Santa Margerita

Si ritorna indietro alla Chiesa di San Cristoforo e si prende via Santa Croce, stradina in salita a zig-zag, tramite la quale si giunge al piazzale del Santuario di S. Margherita da Cortona. Questa imponente chiesa è stata costruita alla metà del XIX sec., sul posto di un’altra chiesa del XIII sec..

– Accanto alla vecchia chiesa, Santa Margherita fece costruire un oratorio ed una celletta dove visse gli ultimi anni e vi morì.  All’interno del Santuario è posta la monumentale tomba della santa, realizzata in stile gotico.

Dal piazzale della chiesa volgendosi verso sud-ovest si ammira un splendido panorama sull’ampia vallata del Chiani, con una vista che spazia dal lago Trasimeno al Monte Cetona.

Dal piazzale della chiesa ha inizio la strada sterrata in salita che porta al Castello di Girifalco (o fortezza Medicea).Il castello fu costruito nel XVI sec.,  in un punto strategico che domina tutta la vallata del Chiani. Venne realizzato sulle rovine di un precedente castello del XIII sec..

Foto 3 – Ampia veduta dal piazzale del santuario

Usciti dal Castello si riscende al piazzale del Santuario e quindi si prende, sulla destra, via Francesco Laparelli (sentiero CAI-561) finché si incrocia la S.P. 34 proveniente da Cortona. Ivi è presente un piccolo agglomerato di case: località “Torreone” – questo luogo prende il nome da una torre costruita intorno al 1200 a difesa del territorio sul lato Nord. Nel borgo attualmente sono presenti un bar ed un ristorante.

Foto 4 . castello Girifalco

Si percorre la S.P. 34 verso Nord per circa 200 m. ad una curva ad U si prende la seconda strada sulla destra, si prosegue in salita per circa Km. 1,6 fino all’Eremo delle Celle. Tramite una stradina si scende in un luogo molto suggestivo, che ispira al raccoglimento, dove è stato costruito l’antico convento francescano all’inizio del 1200.  Si racconta che il convento fu costruito da San Francesco sul sito dove già era presente un piccolo eremo.

 


Foto 5. Vista del Lago Trasimeno

Il territorio apparteneva ad un nobile locale, che lo ha donato a San Francesco e poi lo ha seguito nelle sue predicazioni.

Ripresa la strada principale si ritorna indietro, strada facendo si gode di un                                    panorama spettacolare della vallata del Chiani e del lago Trasimeno. Giunti di nuovo alla località Torreone, si riprende la strada F. Laparelli, percorsi circa m.200 si gira a sinistra per Via Passerini, la si percorre tutta, alla curva a gomito si prosegue e diventa una strada sterrata. Si scende fino ad incrociare una strada asfaltata, via case S. Angelo, la si percorre in discesa per circa m.650 fino ad incrociare una altra strada dove passa la via Romea.

  • Variante: Ossaia

Si percorre la via Romea da Sant’Angelo fino alla località Ossaia. Arrivati nel centro abitato, la Via Romea ad un certo punto gira a destra, mentre per la variante si continua dritti per circa m.250 fino ad incrociare la SP 34; questa si percorre per circa m 50 verso Sud, si incontra un incrocio a sinistra con una strada secondaria, si prende questa per circa m.350 e si arriva alla zona archeologica, che occupa una grande superficie. Dagli scavi sono stati rinvenuti diversi frammenti di vasi ed altri reperti attribuibili al periodo etrusco. Riguardo al periodo romano sono stati riportati alla luce i ruderi di una villa romana. Questa si estendeva su una vasta area con diversi edifici, ha avuto una continuità di frequentazione tra il 50 a.C. e il 450 d.C.. Attualmente gli scavi hanno messo alla luce due strutture abitative ed una cisterna per l’acqua.

Il territorio è quello dove si svolse la storica battaglia tra la legione romana comandate dal cosole Gaio Flaminio Nepote e l’esercito cartaginese condotto dal generale Annibale Barca nel 217 a.C., quest’ultimo inflisse ai romani una dura sconfitta. La battaglia fu molto cruenta e la maggior parte della “legione” romana fu massacrata, mentre l’esercito di Annibale ebbe meno morti, per seppellire tutti i cadaveri furono realizzate diverse fosse comuni. A testimonianza di questo tragico evento, nonostante che siano passati oltre 2000 anni, ancora i luoghi portano questi particolari nomi: Ossaia, Sepoltaia e Sanguineto.

Quindi si ritorna indietro sui propri passi fino a Sant’Angelo e si riprende la Via Rmea Germanica.

  • Variante: Castiglione del Lago – Paciano

Questa variante ripercorre un tratto dell’antica via Romea di Stade, ciò è emerso dalle ricerche che ha effettuato lo storico ecclesiastico Don Remo Serafini. Il ritrovamento di alcuni documenti dell’inizio ‘700 parlano di una “strada selciata antica” o anche chiamata “via maestra” o “via romana, che da Castiglione del Lago portava

Foto 6 – Veduta del lago Trasimeno e delle isole

a Città della Pieve passando per Sanfatucchio (S. Fatucli de Clusio) e Paciano          (Pazano). Sembrerebbe che venisse preferita questa strada perché si evitavano le zone acquitrinose malariche del territorio di Chiusi. Diminuito nel Rinascimento il flusso dei pellegrini la strada iniziò a perdere la sua importanza e quindi iniziò un lento decadimento. In merito a ciò è da osservare un documento molto curioso del 1700 che parla di un processo fatto ad una persona sorpresa a rubare le pietre ai bordi di detta strada pubblica “romana” per farsi casa, procurando “grave danno” ai viandanti e ai pellegrini che andavano a Roma.

Partendo da Ossaia si prende la Via Romea e la si percorre fino al cavalcavia del Raccordo Autostradale (RA-6), che si passa sotto e anziché prendere a destra per la Via Romea, quindi si continua sulla strada asfaltata per la località Pietraia e per Ferretto, al centro di Ferretto si svolta a destra e strada facendo si lasciano alle spalle le seguenti località: I Pieracci, Bertoni, Piana, Marchetti e Barditella, quindi si costeggia la ferrovia fino ad incrociare Viale Bruno Buozi, percorrendo questo viale si giunge al centro di Cortona.

Cortona (q.280), antico centro medioevale situato su un promontorio di roccia calcarea in parte circondato dal lago Trasimeno. Il lago ha origini antichissime, in quanto è quello che resta del mare del Plioce, che lambiva gli emergenti complessi rocciosi che andranno a costituire la futura dorsale appenninica. Nel sollevamento del territorio le acque marine si ritiravano lasciando nelle depressioni ampie lagune, di cui il Lago Trasimeno ne è una testimonianza. Infatti è caratterizzato dalla presenza di fondali bassi, attualmente presenta una profondità media poco più di 5 m.. Da questo lago emergevano diversi speroni rocciosi che sono andati a formare delle isole: Polvese, Maggiore, Minore e Castiglione; quest’ultima, a seguito dell’inarrestabile interramento del bacino, dovuto al trasporto terrigeno dei corsi d’acqua, il livello del lago si è ulteriormente ritirato trasformando l’isola in promontorio a bordo lago.

Il territorio è stato abitato fin dall’epoca etrusca, infatti sono stati rinvenuti delle tombe e diversi reperti. Poi dal 295 a.C., a seguito della vittoria dei Romani su gli Etruschi-Umbri, nella battaglia di Sentino, tutto il territorio fu sottomesso a Roma.

Data la posizione strategica di controllo delle vie di comunicazione fu costruito intorno al X secolo il castello; il quale, nell’alto medioevo, fu al centro di diverse lotte tra: Chiesa, Ducati, Comuni e Signorie; in particolare furono protagoniste prevalentemente: Perugia, Arezzo, Firenze, Cortona, Orvieto e stato Pontificio. Il Papa Giulio III nel 1550 lo dette, con il titolo di Ducato, alla famiglia Della Cornia, che lo tenne fino al 1643. Passò per un breve periodo sotto Firenze ed in fine tornò alla Chiesa nel 1700.

Interessante da vedere è il Palazzo Della Corgna, dove all’interno sono custodite importanti opere d’arte; nonché il Castello e la cinta delle mura, dove dal belvedere delle mura (q.300) si gode una veduta eccezionale del lago e della giogaia collinare circostante dove l’Olivo fa da padrone.   

Da piazza G. Marconi (centro di Castiglione del Lago) si prende per Viale Roma per circa Km.3,5, la strada in prossimità della località Pucciarelli si biforca, quindi si lascia la S.P. e si prendere a destra via C. Colombo, con la ferrovia che sta sulla destra. Percorsi circa 2,5 di strada dritta si giunge ad una curva che gira a destra, si percorre tutta la curva, ai passa sopra il ponte della ferrovia, quindi si prende la strada sulla sinistra (Via Piemonte) tutta dritta e la si percorre per circa Km.2,9, passando per il centro abitato di Sanfatucchio.

Sanfatucchio, secondo lo storico Don Remo Serafini, era l’antico posto di “Dogana” dove il Ducato raccoglieva i contributi e i balzelli anche in natura (prodotti agricoli) del territorio, ma anche di mercato. Ancora sono visibili alcune strutture destinate a tale scopo.

Si superano le località Muffa e Poggio Midetto, percorsi circa m.200 si incontra una stradina sulla sinistra che passa sotto la ferrovia e sotto la S.P. Umbro-Casentinese. Quindi si prende la S.P. Castiglione-Paciano. Dopo il primo ponte su un fosso, si prende la strada sterrata a sinistra la si percorre in salita, tralasciando un primo incrocio a destra ed un secondo incrocio a sinistra, fino a giungere alla località Peschiera. Si attraversa il borgo e si riprende la S.P. Castiglione-Paciano, in fine si percorre circa km.1 e si giunge alle porte di Paciano.

  • Variante: Paciano – I 3 Mulini (Città della Pieve)

Paciano grazioso borgo posto sulle pendici del Monte Petrarvella. Racchiuso dentro le mura medioevali, si presenta ancor oggi intatto e al turista infonde una certa suggestione. Il castello fu edificato intorno nel XIV secolo da Carlo IV, dopo varie vicende passò sotto la Chiesa. All’interno del borgo vi sono due chiese: S. Giuseppe e di S. Carlo, che costituiscono preziose opere d’arte.

Foto 7 – Porta Fiorentina

Da Paciano passa la Via Romea Germanica pertanto chi volesse percorrerla si seguono le specifiche frecce.

Volendo proseguire per Città della Pieve, oltre il percorso principale si può fare una piccola variante panoramica che passa per Monte Pausillo. Si esce da Paciano da “porta Rastrella” (q.400) e quasi di fronte si prende per un breve tratto Via della Stella, quindi all’incrocio si continua per Via della Libertà fino ad un quadrivio, dove si prende a sinistra per via Vocabolo Montebello. Questa strada sterrata in leggera salita la si percorre tutta (circa Km.2) fino ad incrociare la strada sterrata proveniente da Panicale.  Si gira intorno al Monte Pausillo (q.580) e si segue la sterrata, sorpassata sulla destra una antica torre medioevale di controllo: Torre Geremia (q.550), tralasciando un primo incrocio sulla destra, si continua in discesa per circa Km1,2 fino ad incontrare un quadrivio (q.428). Si prende, per circa Km 2,2 la carrareccia a destra, che proseguendo si trasforma in sentiero, si passa accanto sulla sinistra ad una vecchia cava di pietra e quindi si raggiunge la Strada Provinciale asfaltata Moiano-Piegaro. Si attraversa la S.P. e si è giunti alla località I 3 Mulini.

La località “i 3 Mulini”, molto probabilmente prende il nome dalla presenza in passato di alcuni mulini. Ciò è dovuto alla abbondanza di acqua per la confluenza del Fosso Moiano (sempre ricco di acqua) con altri due torrenti. Attualmente in questo sito si è sviluppata una grande azienda di allevamento di bovini allo stato parzialmente brado.

Qui si incrocia di nuovo il percorso della Via Romea Germanica per Città della Pieve.

  • Variante: Ponticelli (campo sportivo) – Allerona Scalo

Partendo dal parcheggio del Campo Sportivo dell’abitato di “Ponticelli” si prende la strada in leggera discesa del Cavacchione e quindi si continua seguendo la segnaletica della Via Romea.  Passato sotto il ponte della ferrovia si continua per la strada sterrata per circa 2,5 Km, tenendo sulla sinistra i binari della ferrovia. Si ignora un primo incrocio sulla destra ed anche quello che si incontra poi sulla sinistra; proseguendo si incontra un altro incrocio sulla sinistra (dove prosegue la via Romea) che però si tralascia, quindi si percorre la grande curva che volge a destra. Si passa sotto il ponte dell’autostrada A1 e poi sopra il ponte della ferrovia, percorsi circa Km2,5 si incontra un incrocio, dove si gira a sinistra, si passa sul ponte del fosso Torrente Fossalto, percorsa la strada in leggera salita per poco più di Km.1,1 si giunge all’antico borgo di Salci.

Salci piccolo centro fortificato. Le cui origini risalgono circa agli inizi del 1200 per volontà di Federico II di Svevia. E’ posto al confine tra il Gran Ducato di Toscana e quello di Perugia, lungo una via, che in quei tempi, era importante

Foto 8 – Prima corte, sullo sfondo la “Porta di Siena”, a sinistra il palazzo ducale.

sia per il commercio e sia per il pellegrinaggio. Fu conteso da diverse casate nobiliari, in particolare: dai Baldini di Firenze (trasferitesi a Città della Pieve), dai Monaldeschi di orvieto, dai Montemarte di Monteleone, proprio perché era situato in una posizione strategica. A metà del ‘500, il territorio, salì al rango di “Ducato” , per volontà del Papa Pio V. Il ducato fu assegnato alla casata dei Bonelli, e rimase a loro fino al 1860 quando fu fatta l’unità d’Italia. Dopo alcuni passaggi di proprietà andò lentamente in abbandono, forse anche perché erano mutate le vie commerciali, nonché si era estinto il desiderio di pellegrinaggio verso le grandi mete del cristianesimo.  Nel 2012 fu dichiarato “luogo del Cuore” dal FAI (per diretto interessamento dell’attore-regista Carlo Verdone).

Il borgo racchiude un piccolo tratto della importante strada di transito, pertanto è racchiuso da due porte, venendo dal Nord “Porta di Siena”, venendo da Sud “Porta d’Orvieto”. L’interno del borgo presenta una grande corte, che a sua volta è divisa in due parti da una terza porta detta dell’”Orologio” o della “Loggia”, perché presenta sulla parte a Nord una Loggia a tre archi. Questa prima parte della corte era circondata dai palazzi residenziali dei nobili e in un lato del piazzale è presente un pozzo per l’approvvigionamento idrico del borgo.

Foto 9 – Porta dell’Orologio con sopra la Loggia degli Spiriti;

a sinistra la chiesa, a destra il palazzo ducale.

 


Foto 10 –Particolare della Loggia con la lastra di marmo riportante  la scritta “Loggia degli Spiriti”

La seconda corte, un po’ più grande, è delimitata da case più modeste destinate al personale; il piazzale è fornito di abbeveratoio per gli animali, quindi ha l’aspetto un po’ più rurale, infatti sono ancora visibili grosse macine di pietra. La Porta dell’Orologio è anche detta “Loggia degli Spiriti”, questo nome sembrerebbe dovuto ad un racconto popolare in cui si diceva che la Duchessa, avvolte durante la notte attraversasse la loggia a lume di candela dal palazzo ducale alla vicina chiesa per incontrare l’amante.

Foto 11 –La “porta di Orvieto”

Passato il borgo di Salci si continua per la sterrata verso Sud; si superano gli incroci con strade sterrate secondarie che si incontrano sia a destra e sia a sinistra.

Superato il ponte sul “Torrente Argento”, la strada diventa asfaltata, si incontra sulla sinistra un grande fabbricato industriale, quindi si prende al terzo incrocio la strada a destra che procede in salita verso il centro abitato di Fabro.

Fabro borgo che si estende intorno al suo castello su una cresta collinare (q.360) di arenaria pliocenica. Zona abitata dall’antichità, prima gli Etruschi (sono state rinvenute numerose sepolture), poi dai Romani, che hanno costruito una roccaforte di osservazione, nonché hanno migliorato il collegamento tra zona etrusca meridionale e quella di Chiusi-Arezzo mediante la via “Traiana nova”. Ha avuto sempre una posizione strategica, in particolare nel Medioevo, dove il castello, edificato intorno alla metà dell’anno 1000, è stato punto di controllo dominante su buona parte della vallata del Chiani (q.240). Si sono succeduti al comando del castello diversi casati, ma sempre sotto il controllo di Orvieto. Inizialmente dal casato dei Filippeschi, poi dai vari rami della casato dei Monaldeschi), nonché lo Stato Pontificio. Nel 1500 è stato ristrutturato dal casato dei Bandini per meglio resistere alle armi da fuoco sempre più potenti; potenziando le mura e il torrione cilindrico.

Da vedere. La parte sterna del castello, in quanto la parte interna è privata e abitata da più famiglie. Un particolare interessante è un terrazzino (di libero accesso) sui bastioni della torre circolare, dal quale si gode di un meraviglioso panorama sull’ampia vallata del Chiani.

Si esce dal borgo tramite la via di San Martino e poi Via di San Basilio (che inseguito prenderà il nome di “Strada Comunale della Montagna”, si percorrono circa Km.2 di strada in leggera salita. Raggiunto la sommità (m.372), si incontra un secondo incrocio sul lato sinistro, si prende quindi la strada sterrata a sinistra che volge tutta in discesa, passando su una caratteristica cresta collinare bordata da svariati calanchi argillosi in ambo i lati. Si superano in sequenza le località o poderi: Mandria, borgo Mamarullo e Casella, dopo una discesa ripida e una serie di curve si giunge al “Torrente Riotorto”. Oltrepassato il torrente inizia la salita, si incontra il podere Pociolino, al bivio si prende a sinistra, andando sempre in discesa si passa per le località: Armata e Monte Regole, andando sempre in discesa si transita dentro il borghetto Parranieri, si oltrepassano i poderi di Sant’Andrea e Capanna, dove si incontra il tracciato della ferrovia Roma-Firenze (casello ferroviario). Si prende la strada parallela, si passa sotto alla ferrovia e si seguita a sinistra a fianco della strada ferrata.  Dopo circa 500 m, in località Capanne, si ripassa sotto alla ferrovia, quindi si gira a destra e si continua su questa strada fino ad Allerona Scalo dove si può riprendere il tracciato ufficiale della Via Romea.

 ( a cura del prof. Francesco Biondi)

 

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