Il Duomo di Orvieto

Il duomo di Orvieto è uno dei massimi capolavori architettonici del tardo medioevo. Sulla bellissima facciata in stile gotico si ammirano decorazioni architettoniche che vanno dal XIV al XX secolo, comprendenti un grande rosone, mosaici dorati e tre maestose porte bronzee. L’interno è impreziosito da due cappelle affrescate da alcuni dei più grandi pittori italiani del periodo, tra le quali si può ammirare il famoso Giudizio Universale di Luca Signorelli.
Il duomo di Orvieto fu costruito su ordine del papa Urbano IV per commemorare e venerare adeguatamente il Corporale di Bolsena. Il miracolo risale al 1263, quando un’ostia aveva sanguinato nelle mani di un sacerdote che dubitava del dogma della transustanziazione. Il sangue aveva anche macchiato la tovaglia dell’altare, che oggi è conservata nella Cappella del Corporale all’interno della cattedrale.

La costruzione richiese 3 secoli. In origine il duomo di Orvieto vide il susseguirsi di diversi architetti, quando subentrò Lorenzo Maitani che lo portò a termine.

La facciata dorata cattura e incanta lo sguardo. È decorata da ampi bassorilievi e statue con i simboli degli evangelisti, creati da Maitani e collaboratori tra il 1325 e il 1330.
I bassorilievi di marmo sui pilastri ritraggono storie dell’Antico e del Nuovo Testamento. Sono considerati tra i più famosi di tutta la scultura trecentesca. Si tratta di un lavoro collettivo e anonimo, al quale hanno collaborato almeno tre o quattro capimastri (Maitani compreso) con i loro assistenti.
Al centro dei mosaici si ammira il grande rosone realizzato dallo scultore e architetto Orcagna tra il 1354 e il 1380. Nelle nicchie sopra il rosone ci sono i 12 apostoli, mentre su entrambi i lati ci sono nicchie con 12 profeti dell’Antico Testamento presentati a coppie.
La parte più nuova della decorazione della facciata è costituita dalle tre porte bronzee che danno accesso all’interno della cattedrale. Esse furono realizzate nel 1970 dallo scultore siciliano Emilio Greco e raffigurano miracoli della vita di Cristo. Le porte sono sormontate da una scultura della Madonna col Bambino realizzata da Andrea Pisano nel 1347.
I muri laterali del duomo di Orvieto, in contrasto con la facciata, presentano una decorazione molto più semplice, costituita da fasce alternate di travertino bianco e basalto grigio-blu.

La pianta del duomo di Orvieto è a croce latina con tre navate. L’interno è spazioso, come l’esterno è decorato con fasce alternate di alabastro e travertino fino a un’altezza di 1,5 metri. Più in alto, i muri furono dipinti a strisce alternate bianche e nere alla fine del XIX secolo.
Anche le colonne cilindriche presentano fasce alternate di travertino e basalto.
La grande vetrata quadrifora dell’abside fu realizzata tra il 1328 e il 1334 da Giovanni di Bonino, maestro vetraio di Assisi, probabilmente su disegno di Maitani.
Il coro ligneo gotico fu cominciato nel 1329 da Giovanni Ammannati con una squadra d’intagliatori senesi.

La Cappella del Corporale fu costruita tra il 1350 e il 1356 per custodire il corporale del miracolo di Bolsena. Da questa cappella la reliquia viene portata in processione per la città durante le maggiori festività.
La cappella è decorata da affreschi di artisti orvietani risalenti al 1357-63. Essi raffigurano la storia del miracolo di Bolsena e altri miracoli eucaristici.
Il reliquiario che contiene il corporale è un capolavoro di stile gotico: in forma di trittico, fu costruito dall’orafo senese Ugolino di Vieri tra il 1337 e il 1338. Mostra 24 scene della vita di Cristo e 8 storie inerenti il corporale.

La Cappella della Madonna di San Brizio, famosa per i suoi meravigliosi affreschi, fu aggiunta alla cattedrale nel XIV secolo. È separata dal resto della cattedrale da due cancelli di ferro.
La volta è decorata con affreschi di Fra Angelico, Benozzo Gozzoli, Perugino e Luca Signorelli.
A Luca Signorelli fu inoltre commissionata la decorazione delle larghe lunette sui muri della cappella: nacquero così gli affreschi del Giudizio Universale (1500-1503), un capolavoro ricco di espressività e drammaticità.

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