Il Duomo di Orvieto

Il duomo di Orvieto è uno dei monumenti più rappresentativi dell’architettura religiosa italiana tra Duecento e Trecento. La complessità stilistica dell’edificio, con sette secoli di storia, non ne permette una semplice classificazione secondo le definizioni di romanico o gotico.  La decisione di edificare  una  grande  chiesa, dedicata alla Vergine Assunta, nel luogo dove già esistevano  due chiese  –  quella episcopale di Santa Maria Prisca e quella parrocchiale di San Costanzo- non ebbe una motivazione solo religiosa.   Il duomo nacque infatti dalla volontà di costruire un edificio simbolo della potenza e dell’equilibrio politico e sociale raggiunti dalla città e come espressione di civiltà e di cultura. Le risorse per il finanziamento dell’opera furono garantite, oltre che da donazioni , elemosine e lasciti testamentari, dal sostegno economico-politico delle famiglie più importanti della città e del contado e, in particolare, dalla tassazione dei beni immobili con l’istituzione del Catasto nel 1292. La gestione di tali risorse fu affidata all’ organismo amministrativo pubblico dell’Opera del Duomo (OPSM-OPus Sanctae Marie).

LA COSTRUZIONE
Il primo documento che si riferisce alla costruzione del duomo risale al 1284.                                                    La cerimonia solenne della posa della prima pietra avvenne, a lavori già avviati, il 13 novembre 1290 alla presenza del papa Urbano IV.
Le diverse fasi temporali e culturali in cui è avvenuta l’edificazione della cattedrale hanno comportato cambiamenti nella struttura e nella decorazione. Le navate e il transetto furono innalzati in meno di vent’anni con filari sovrapposti, bianchi e neri, di travertino e  basalto. Il progetto iniziale – di cui non si conosce l’autore-, che prevedeva una pianta longitudinale a tre navate con  cappelline  laterali e abside semicilindriche, subì una trasformazione radicale con l’intervento di Lorenzo Maitani nel 1310. L’architetto senese ,  in seguito a supposti problemi statici, costruì in corrispondenza del transetto tre coppie di speroni con archi rampanti che saranno la base per l’innalzamento delle due cappelle laterali – quella del Corporale e quella di S. Brizio – e sostituì l’abside con una tribuna quadrata. Diede inizio alla facciata secondo un nuovo progetto tricuspidato e con  materiali diversi da quello dei filari in travertino e basalto impiegato nel corpo dell’edificio.  Dopo la morte di Maitani , per almeno due secoli il cantiere del duomo, diretto da noti  capomastri e architetti,  completerà i lavori  secondo il progetto da lui  avviato.

LA FACCIATA
La facciata presenta una sintesi di tutte le arti figurative. Dopo la morte di Maitani  i lavori   proseguirono con l’intervento di  molti artisti tra i quali Andrea Pisano (1347-1348)- al quale si deve il progetto del rosone con la testa del Redentore -, Andrea Orcagna (1358-1362)- che completò il rosone e la cornice- , Antonio Federighi (1451-1455)- che realizzò un’altra serie di nicchie sopra il rosone per risolvere il problema delle proporzioni della facciata non più corrispondenti al progetto originario. La realizzazione delle guglie e del frontespizio avvenne con l’avvicendamento  tra il 1505 e il 1605 di Michele Sanmicheli,  Antonio da Sangallo il Giovane e Ippolito Scalza.                                                                                                        Nei bassorilievi dei pilastri, ai lati dei tre portali d’ingresso ornati da colonne tortili con mosaici e cornici fogliate,  sono  narrate storie del Vecchio e del Nuovo Testamento. Le sculture, eseguite da una  bottega artistica non unanimemente identificata, rappresentano  la Creazione, le Profezie messianiche, scene  della vita del Cristo e il Giudizio universale. I rilievi, insieme ai bronzi dei quattro evangelisti collocati alla sommità dei pilastri  e alla Vergine del baldacchino in marmo, circondata  da sei angeli reggicortina in bronzo,  posta sopra il portale centrale (oggi in copia), appartengono culturalmente alla fase decorativa più antica(prima metà del XIV secolo).
I mosaici dovevano illustrare inizialmente solo le Storie della Vergine culminando con l’Incoronazione della Madonna nella cuspide centrale. Ai primi mosaici dell’Assunzione e della Natività della Vergine lavorarono Ugolino d’Ilario e Giovanni Lombardelli  tra il 1355 e il 1366.      Gli altri furono eseguiti  tra il XIV  e il XIX secolo con vari rifacimenti e restauri e  con mutamenti iconografici e stilistici dovuti al nuovo clima culturale del primo Cinquecento e della Controriforma.                                                                    Del XX secolo sono le porte bronzee, aggiunte alla facciata nel 1970, opera dello scultore  Emilio Greco e raffiguranti le Opere di Misericordia.

L’INTERNO
L’interno è caratterizzato da un ampio spazio suddiviso in tre navate da pilastri cilindrici e compositi, a fasce bicrome come le pareti  ritmate da absidiole cilindriche. Il transetto, rialzato, termina con una tribuna e due cappelle nei bracci laterali. La copertura è a capriate lignee nel corpo longitudinale e a crociera nella zona presbiteriale. Lo spazio è  illuminato da vetrate e rosoni istoriati eseguiti in lungo arco di tempo a partire dal primo Trecento fino al primo Novecento.                                                                              Alla decorazione interna del Duomo concorsero molti artisti.                                                                               Giovanni  Bonino di Assisi realizzò nel 1334 la grande vetrata della tribuna con storie della Vergine e del Cristo. Lo stesso tema venne rappresentato da Ugolino di Prete Ilario, Cola Petruccioli e Andrea di Giovanni negli affreschi della tribuna (1370-1380) , dove successivamente intervennero Pinturicchio e Antonio da Viterbo detto il Pastura (1492-1499).                                                                                                                                                                                    La Cappella del Corporale, costruita ne 1334, presenta un ciclo di affreschi di fra Giovanni di Buccio Leonardelli e di Ugolino di Prete Ilario (1357-1364) raffigurante il miracolo di Bolsena e altri miracoli eucaristici. Per la stessa Cappella,  tra il 1337 e il 1338, Ugolino di Vieri realizzò in oro,argento e smalti il reliquiario del corporale.                                                                                                                                                    Per la decorazione pittorica della Cappella Nova o di S. Brizio, la cui costruzione terminò nel 1444,  fu stabilito come tema  il Giudizio Universale. I lavori furono  iniziati nelle volte da Beato Angelico nel 1447, insieme alla sua equipe di cui faceva parte Benozzo Gozzoli. In due anni furono dipinti i costoloni e le due vele del Cristo Giudice e dei Profeti.  Dopo un’interruzione di cinquant’anni fu incaricato  Luca Signorelli di completare l’opera iniziata.  Tra il 1499 e il 1504  Signorelli  terminò dapprima le volte e successivamente dipinse  nei lunettoni delle pareti le grandi scene del Giudizio Universale  con la  Predicazione dell’Anticristo, il Finimondo, la Resurrezione della carne,  i Dannati e l’Inferno, i Beati e  il Paradiso. Nello zoccolo dipinto a grottesche  sono raffigurati  ritratti di Uomini illustri e scene monocrome.
A partire dalla prima metà del Cinquecento un rinnovamento stilistico nella cattedrale è testimoniato  dall’Altare dei Magi –  progettato da Sanmicheli e realizzato da Simone Mosca e Raffaello da Montelupo – e dall’Altare della Visitazione–  opera dello stesso Mosca  e di Moschino – collocati nel transetto.  Nel  1556,  nel clima generato dal Concilio tridentino,  venne predisposto un progetto di trasformazione del Duomo che fu realizzato nella parte decorativa con la costruzione di dodici grandi altari  e la creazione di grandi pale d’altare nelle cappelline delle navate e nella parete di controfacciata e con l’esecuzione di colossali statue degli Apostoli,  dell’Annunciazione e della Pietà per la navata centrale e il transetto, secondo un programma iconografico che aveva come protagonista la figura del Cristo. Della schiera di pittori  e scultori coinvolti nel progetto fecero parte tra gli altri Gerolamo Muziano, il Pomarancio, Cesare Nebbia, Ippolito Scalza, Giambologna, Francesco Mochi, Francesco Mosca. Tutto l’apparato decorativo venne cancellato nel 1877 in seguito alla decisione di “ripristinare” l’immagine originaria del Duomo.  Recentemente le statue  dell’Annunciazione e degli Apostoli sono state ricollocate all’interno della cattedrale.

 

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