Miniera del Siele

La Miniera del Siele si trova in località Diaccialetto lungo il fosso Siele nei comuni di Piancastagnaio e Castell’Azzara ed era il più grande giacimento cinabrifero del comprensorio amiatino.
Si avevano tenori di cinabro fino al 38% in mercurio ed il giacimento veniva coltivato fino alla profondità di 200 m.
È una delle miniere di mercurio più note della zona e sembra essere stata coltivata già in età protostorica ed etrusca (gli etruschi utilizzavano il cinabro per dipingere terrecotte e affreschi tombali, scavando in profondità anche fino a 40 m) e certamente anche nel medioevo.
Essa faceva parte probabilmente delle cave di “argento vivo” di Selvena sfruttate dagli Aldobrandeschi già nel XIII sec.
La miniera fu riaperta nel 1847 per essere poi abbandonata nel 1939, assieme alla vicina miniera delle Solforate Schwarzenberg. Alla ripresa dei lavori nell’800 emerse che quasi tutte le vene più ricche erano già state coltivate in antico e si trovarono delle armature in abete e dei cunei in pietra.
L’attività mineraria contemporanea fu ripresa nell’area del pozzo n°1 a partire dal 1974 a cura delle società SMMA e Samim del gruppo ENI , fino alla definitiva dismissione nel 1981.
Il Siele era una struttura complessa costituita sia da miniere (gallerie e pozzi) sia da stabilimenti per la lavorazione del minerale. Nei primi del ’900, attorno al giacimento nacque un vero e proprio villaggio, con abitazioni, scuole e chiesa.
Di questa miniera e’ stato completata la bonifica ambientale dello stabilimento metallurgico con il recupero di alcune strutture destinate al riutilizzo nel Parco Minerario del Monte Amiata ed è quindi possibile la visita allo stabilimento e alle abitazioni dei minatori.


 

 

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