Chiesa del Crocifisso del Tufo – una piccola cappella rupestre scavata nel masso tufaceo

CHIESA  DEL  CROCEFISSO  DEL  TUFO

Situata sotto la rupe di San Giovenale, e letteralmente scavata nel banco tufaceo, la minuscola chiesetta del Crocefisso

del Tufo risalirebbe secondo la tradizione all’epoca dei Goti guidati da Totila (VI secolo). Tale suggestiva leggenda, leggibile in un’epigrafe posta all’interno dell’aula, racconta di un soldato, Floriano, che ingiustamente accusato dagli altri commilitoni di furto ed omicidio una notte si gettò dalla rupe. Sul punto di cadere invocò il Crocifisso che portava al collo e cui era legato da grande devozione e, miracolosamente, rimase incolume. Per rendere grazie scolpì dunque la sacra immagine di Gesù Cristo nella roccia con le proprie mani.

Urbem veterem obsidione vallante / Gothorum rege Totila, / Florianus miles furti et homicidi piacula / a pravis commilitibus innoxie insimulato / ab urbis rupibus nocturnis praecipitem se deiecit / et St.mi Crucifixi invocatione e collo pendentis / Cui maxima erat devotione addictus / Divina ope incolumis est servatus / In gratiarum actionem hanc sacram imaginem / Jesus Christi D. N. propriis manibus sculpsit. / Jesum corde adora mente revolve / Operibus glorifica in saecula. Amen.

 Tuttavia lo studioso orvietano Pericle Perali attribuisce più realisticamente il Crocefisso al XVI secolo, aggiungendo però che “nel 1615 già era venerato d’antica devozione”.

Proprio di fronte alla succitata epigrafe appare un’altra iscrizione che ricorda la sistemazione settecentesca dell’ “angusta ecclesiola”. Diverse date sono poi graffite sui residui d’intonaco sulla facciata della cappella: una in particolare, del 26 [nov?] 1814, è forse da considerarsi come estemporaneo “ex voto” di ringraziamento per le sconfitte napoleoniche.

Degno di nota è infine un affresco riproducente il gruppo della Pietà di Ippolito Scalza a grandezza naturale, che occupa un’intera parete della sagrestia.
La piccola chiesa, che dà il nome alla prospiciente necropoli etrusca riportata alla luce dagli scavi ottocenteschi del Mancini, è stata affidata nel 1968 alla nuova chiesa di Santa Maria della Stella e di San Pietro Parenzo e solo nel 2002 è tornata a far parte, come è sempre stato, della giurisdizione della parrocchia di San Giovenale come “chiesa filiale”

 

 

 

 

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